

Tre.

Il primo dopoguerra in Europa.


22. La proclamazione della repubblica tedesca.

Da: Ph. Scheidemann, in G. A. Ritter-S. Miller, La rivoluzione
tedesca, 1918-1919, Feltrinelli, Milano, 1969.

In Germania la conclusione della guerra fu accompagnata dallo
scoppio di rivolte e insurrezioni che avevano come obiettivi la
firma immediata della pace, la fine della monarchia e la
proclamazione della repubblica. Le forze politiche pi radicali,
in particolare i socialisti della lega di Spartaco fondata da Rosa
Luxemburg e  Karl Liebknecht, intendevano portare il processo
rivoluzionario fino alle sue estreme conseguenze, ossia alla
instaurazione di un regime di tipo sovietico. I socialisti
maggioritari invece, la componente pi moderata dello schieramento
di sinistra, erano contrari a trasformazioni cos rivoluzionarie.
Tutto si decise nel corso dei primi giorni del novembre 1918 in un
clima di acutissima tensione sociale, che troviamo ben riprodotto
in questo passo tratto dalle memorie di uno dei principali
protagonisti: il leader socialista maggioritario Philipp
Scheidemann.


Il 9 novembre 1918, gi nelle prime ore mattutine, il Reichstag
sembrava un accampamento militare. Operai e soldati entravano e
uscivano, molti di essi armati. Con Ebert [Friedrich Ebert, leader
del partito socialista maggioritario], giunto in quel momento al
Reichstag dalla cancelleria del Reich e con altri amici, affamato,
presi posto nella sala da pranzo. Vi era al solito una minestra di
farina. In quel momento una massa di operai e di soldati irruppe
nella sala e raggiunse il nostro tavolo.
Cinquanta persone gridavano a un tempo: Scheidemann, venga con
noi! - Filippo, devi uscire e parlare!.
Io rifiutai. Insomma, quante volte avevo gi dovuto parlare!.
Devi farlo! Devi farlo se non vuoi che succeda un disastro!.
Fuori vi sono decine di migliaia di persone che chiedono che lei
parli..
Certo, Scheidemann, vieni presto, Liebknecht sta parlando dalla
terrazza del castello...!.
E quand'anche fosse?.
No, no, no, venga! - Devi parlare!.
Decine di persone finirono col persuadermi ed uscii con loro.
Il grande atrio presentava un quadro molto drammatico. Un gran
numero di fucili vi era disposto a piramide. Dal cortile
giungevano nitriti e scalpitii di cavalli. Migliaia di persone
correvano di qua e di l parlando e gridando tutte
contemporaneamente.
Raggiungemmo rapidamente la sala di lettura. Volevo rivolgermi
alle masse da una delle finestre. A destra e a sinistra i miei
accompagnatori cercavano di spiegarmi quello che succedeva nella
strada. Tra il castello e il Reichstag, si agitavano grandi masse,
cos mi si assicurava.
Liebknecht vuole proclamare la repubblica dei soviet!.
Ora la situazione mi era chiara. Conoscevo il suo motto:
Tutto il potere ai consigli degli operai e dei soldati!.
La Germania una provincia russa, una filiale dei Soviet? No,
giammai! Non vi era nessun dubbio: chi per primo avesse mosso le
masse a partire dal castello bolscevisticamente oppure che le
avesse mosse a partire dal Reichstag verso il castello
socialdemocraticamente, costui avrebbe vinto!.
Vidi la follia russa davanti ai miei occhi, la sostituzione del
dispotismo zarista con quello bolscevico. No! No! Tutto ma non
questo in Germania!.
Ero gi alla finestra. Migliaia di braccia si stendevano verso di
me agitando cappelli e berretti. Gli appelli della massa
rimbombavano violentemente nelle mie orecchie. A un tratto vi fu
il silenzio. Dissi solo poche frasi, accolte da un frenetico
applauso:
.
Lavoratori e soldati!.
Quattro anni di guerra sono stati terribili. Il popolo ha dovuto
sacrificare vite e beni. Questa guerra sventurata  ora alla fine.
Il massacro  terminato. Le conseguenze della guerra, i bisogni e
la miseria peseranno ancora a lungo sulle nostre spalle. La
sconfitta che noi abbiamo voluto evitare a tutti i costi non ci 
stata risparmiata, perch le nostre proposte di accordo sono state
sabotate e noi stessi siamo stati derisi e ingannati.
I nemici dei lavoratori, veri "nemici interni", cui la Germania
deve la sconfitta, non si fanno pi vedere. Erano i guerrafondai
nostrani che hanno conservato fino a ieri le loro smanie di
conquista, cos come hanno condotto una lotta accanita contro ogni
forma costituzionale, in particolare contro ogni riforma del
vergognoso sistema elettorale prussiano. Speriamo che questi
nemici del popolo siano stati liquidati una volta per tutte.
L'imperatore ha abdicato. Egli e i suoi amici sono scomparsi. Il
popolo ha avuto la meglio su tutti loro e ha vinto su tutta la
linea!.
Il principe Max von Baden ha rimesso la sua carica di cancelliere
del Reich al deputato Ebert. Il nostro amico former un regime dei
lavoratori, al quale parteciperanno tutti i partiti socialisti. Il
nuovo governo non deve essere intralciato nel suo lavoro per la
pace e nei suoi sforzi per garantire pane e lavoro.
Operai e soldati! Siate coscienti del significato storico di
questa giornata. L'impossibile si  verificato. Un grande e
incalcolabile compito ci sta di fronte.
Tutto per il popolo e tutto tramite il popolo! Niente deve
accadere che possa disonorare il movimento operaio.
Siate uniti, fedeli e coscienti del vostro dovere!.
Il vecchio e il marcio, la monarchia, sono crollati. Viva il
nuovo! Viva la repubblica tedesca!.
Un tripudio quasi illimitato segu le mie parole. Le masse si
misero quindi in moto verso il castello. L'onda bolscevica che in
questo giorno minacciava la nostra patria era stata debellata. La
repubblica tedesca viveva nei cuori della massa.
Subito dopo il mio discorso ero tornato nella sala da pranzo del
Reichstag per cercar di salvare il resto della mia zuppa. [...].
Ebert era rosso dalla collera quando fu a conoscenza del mio
comportamento. Batt il pugno sul tavolo, gridando:  vero?
Quando gli risposi che non solo era vero ma era ovvio che io mi
fossi comportato cos, egli fece una scenata e mi lasci solo di
fronte a un dilemma. Non hai il diritto di proclamare la
repubblica! Ci che la Germania sar, repubblica o che altro si
voglia, lo deve decidere una costituente! Come poteva un uomo
cos intelligente falsare fino a tal punto la situazione, quando
egli stesso, il 9 novembre, parlava ancora di reggenza, di tutela,
di reggente del Reich e di tutto il rimanente ciarpame monarchico
completamente liquidato! Ora, a molti anni di distanza da quel
giorno significativo, capisco meglio il comportamento di Ebert,
avendo a disposizione un'infinit di libri e altri documenti dai
quali si pu rilevare come vi furono in quel momento conversazioni
confidenziali sulla monarchia, sulla repubblica, sul reggente
dell'imperatore, delle quali non sapevo niente. Ebert si sentiva
di conseguenza vincolato a un certo livello, mentre per il Partito
socialdemocratico e per me questo vincolo non esisteva.
